Parallelismi (terza serie)

minia kubo

(OGNI RIFERIMENTO A PERSONE ESISTENTI O A FATTI REALMENTE ACCADUTI È PURAMENTE CASUALE)

CAPITOLO PRIMO

 

I nostri eroi, da quando avevano abbandonato ogni velleità di potere, se ne stavano felici e rilassati a San Juan di Coccoricò ridente borgo di pescatori affacciato sulla pittoresca “Baia delle porche”.

Le giornate scorrevano serene, nessuno rompeva la minchia con decreti o leggi di bilancio ed i barconi in arrivo erano sempre pieni di allegria.

Tutto però venne all’improvviso rovinato dall’annuncio dato alla radio in una calda mattina di Gennaio: “E’ previsto per la giornata di dopodomani  l’arrivo dell’uragano Gnagna”.

Calvo e la sottosegretaria Rapa si preoccuparono un fottio, mentre Hunter e Lola S. avevano altro a cui pensare

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Nel frattempo, a più di 7000 km da Coccoricò, l’avvocato Barosi andava di corsa; doveva imbarcarsi sul volo 796 alle 15,30 per concludere un’ importante operazione finanziaria. Erano le 14 .50 e lui se ne stava ancora in casa di riposo da sua zia Vecelia di 107 anni, più che altro interessato ad una possibile ed imminente eredità.

CAPITOLO SECONDO

 

Quella sera, mentre tutti erano in ansia per l’arrivo dell’uragano “Gnagna”, Hunter ed il dj di San Juan, Loreto Piazza, organizzarono una festa propiziatoria sulla spiaggia.

Il forte vento non prometteva nulla di buono, ma i ragazzi del luogo non si fecero intimidire più di tanto e se ne correvano come mamma li aveva fatti con il batacchio sbatacchiato dal forte vento tempestoso.Tutti erano allegri e festanti; anche Lola S. e la signorina Rapa, a modo loro, erano allegre e festanti.

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Quando cominciò a piovere  Achille Lauro, in vacanza ai Caraibi, esclamò: “Ulalà” ed al segnale la festa cominciò.

Ma quanta bella gente c’era ? C’era (omissis) e poi (omissis) e anche quell’altro famoso (omissis) con un paio di mignotte messicane, c’era anche (omissis) con il presidente di (omissis) e tutto lo stato maggiore del quarto Reich in vacanza, ospite dell’ambasciatore degli (omissis) di stanza a San Juan (tutti questi omissis mi ricordano le intercettazioni ai tempi di…… “quando c’era lui” ndr).

Nel frattempo a più di 7000 mila km di distanza l’avvocato Barosi aveva perso il volo 796 e se ne stava bello rilassato  nella stanza 1088 dell’hotel “Vincere e Vinceremo” in compagnia di due madrelingua ucraine.

CAPITOLO TERZO

 

Ai tempi di Sussukandom, quando la soap opera “Parallelismi” stava via via scorrendo, episodio dopo episodio con allegra perculaggine, per qualche mese non si ebbero più notizie di Kubo e la storia si fermò di colpo alla seconda puntata della terza serie.

All’inizio pensammo ad un calo di ispirazione del nostro autore, oppure alla sua mai sopita voglia di non fare un cazzo. Fatto sta che la serie si bloccò.

Poi un giorno in redazione arrivò un’email; l’aprii e c’era questa:

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A seguire un criptico messaggio:

PC hackerato.

Distruggi tutto.

Sono nella merda.

firmato Kubo


Per fortuna ebbi l’idea ed il coraggio (e che coraggio) di ricopiare tutto Parallelismi in codice segreto nella speranza che un giorno questa commedia venisse alla luce nella sua drammatica interezza.

Ebbi ragione.

Ora, a distanza di mesi, le acque sembra siano più tranquille, Kubo mi ha finalmente consegnato la parte mancante della storia ed é con immenso piacere (ed una certa dose di autolesionismo) che intendo dare alle stampe il racconto completo di quello che considero il più nobile ed il più stupido atto di scrittura creativa mai venuto alla luce.

Ma per tutto questo dovrete aspettare il prossimo episodio.

So che ce la farete.

H.V.

QUARTO CAPITOLO

 

L’avvocato Barosi arrivò a San Juan con la missione di spingere verso l’estradizione i nostri tre eroi, accusati in patria di alto tradimento.
Fu la segretaria Rapa, accavallando e scavallando le gambe come una depilata Sharon Stone, a fermare il Barosi.

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La fragranza della patata appena sfornata fece scoccare la scintilla e l’ azzeccagarbugli passò in un attimo dalla parte del giusto.
Ora erano diventati in cinque a ballare l’alligalli, tutti ignari, tranne uno, di quello che stava per succedere.

Ma cosa cazzo stava per succedere ?

Nel frattempo a più di ventimila leghe da Puerto Cocoricò, la signora Antonietta, commessa del supermerdato Laid, ne aveva piene le tasche di scaffalare dieci ore al giorno per quattro miseri euro, rischiando anche di prender su qualche virus. Una grigia mattina mentre aspettava che il caffè salisse, si fabbricò una bottiglia molotov con il fiasco di raboso che si era scolata la sera prima. Dopodichè si recò sul posto di lavoro.

QUINTO CAPITOLO

 

L’esercito dell’uomo più stupido del mondo, votato dal popolo più stupido del mondo si era oramai organizzato. L’isola sarebbe stata invasa il 30 dicembre ed avrebbe rovinato il veglione a tutti gli abitanti della “baia delle porche”.
L’avvocato Barosi lo sapeva, ma pavido non aveva ancora trovato il coraggio di sputare il rospo; aveva ancora nel naso il buon profumo di “barbecue” della sera prima.

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Nel frattempo, a migliaia di chilometri da Puerto Coccoriccó, la signora Antonietta, scaffalista del Laid, si era asserragliata al secondo piano del silos-parcheggio e, con una molotov in mano ed un coltello tra i denti, minacciava tragedie; le maestranze avevano ventiquattro ore di tempo per accettare le sue insindacabili condizioni.
“Ma cosa cazzo vuole la signora Antonietta ? ” chiese ad un certo punto il signor Buccia direttore del Laid, vicepresidente degli industriali locali, membro del rotary, segretario della Banca del mutuo soccorso nonché gran cerimoniere della massoneria dello scudocrociatomartellato dell’ordine dei mammasantissima.
Lo scoprirà anche lui, come voi, nel prossimo episodio.

 

SESTO CAPITOLO

 

La sera del 28 dicembre, dopo che la segretaria Rapa ebbe finito di giocare col Barosi con un dildo blue elettrico, il nostro avvocato, mentre si fumava una cannetta post amplesso, raccontò finalmente alla sua mistress quello che sapeva. La Rapa s’incazzò e gli urlò: ” Brutto bastardo, perché non hai vuotato il sacco prima ?” Barosi, tutto eccitato, rispose: ” Perché con te ho trovato finalmente quello che cercavo !”

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Nel frattempo i primi soldati si stavano già imbarcando. Due giorni dopo sarebbero stati cazzi e non solo per Barosi.

Anche al supermercato Laid a più di 7000 chilometri dai Caraibi erano cazzi; la scaffalista Antonietta armata di molotov aveva dettato le sue condizioni:

1- tutti i dipendenti dovevano ricevere come bonus un abbonamento premium Pornhub

2- si chiedeva la chiusura del centro commerciale nei giorni di venerdì, sabato e domenica.

3- alle sole dipendenti donna doveva essere assegnata come bonus una vacanza in Giamaica o in Brasile.

L’ azienda avrebbe accettato ?

 

SETTIMO CAPITOLO

 

Tutti erano stati messi al corrente dell’imminente attacco. La prima cosa che si decise di fare fu quella di creare un piccolo esercito di amazzoni più che altro per distrarre il nemico

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Fu poi avvisata la stampa e tutti i media. Il mondo doveva sapere. Questo fu il comunicato scritto a più mani (infatti non si capiva un cazzo) che Pepàsh inviò via whattapp a tutti i giornalisti e per errore anche ai parenti:

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Lo ricevette anche la zia Carla ed immediatamente organizzò una rivolta all’ospizio.

Nel frattempo, a più di 7000 chilometri dalla “Baia delle porche” ed a pochi minuti di macchina dalla casa di riposo della zia, la signora Antonietta, scaffalista al supermercato Laid, aveva alzato la posta. Nelle richieste inviate alle maestranze, al punto 4, aveva inserito l’ordine di invadere la Polonia.

Subito un cecchino fu mandato sul tetto.

 

OTTAVO CAPITOLO

 

La rivolta all’ ospizio organizzata dalla zia Carla apparentemente non c’entrava un cazzo con l’invasione della “Baia delle porche” , ma cinquanta anziani sulle barricate, armati di padelle e pappagalli, fanno sempre notizia.

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Fu TV4 a dare eco alla vicenda e in quell’occasione, in diretta nazionale, la zia Carla denunciò, attrezzata di megafono, quello che il mondo non sapeva; con in sottofondo “Dance monkey” il suo grido di battaglia fu: ” La baia delle porche resisterà…. W le porche….Porche libere, porche li-be-re….”

Nel frattempo, a più di 7000 chilometri dalle porche ed a pochi minuti di auto dalle vecchie, il cecchino era salito sul tetto ed aveva nel mirino la signora Antonietta; Lando, sniper del battaglione “Brancaleone”, la sera prima al bowling ci aveva dato dentro con la Tequila. Quella mattina la sua mano non era fermissima.

 

NONO CAPITOLO

 

A capodanno i carroarmati invasero San Juan. Dalla città fortificata partirono fuochi d’artificio. Calvo Pepàsh indossò il suo basco rosso e si mise al detonatore. Le amazzoni, capeggiate dalla Lola, a cavallo di tori da monta vennero giù dalla collina cavalcando a pelo. Hunter armato di archibugio seguito da un manipolo di valorosi contadini presidiava la barricata all’ingresso della città; la signorina Rapa e Barosi erano a guardia della polveriera. Focosi com’erano c’era più di un rischio che tutta la baia saltasse per aria.

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Nel frattempo a più di 7000 chilometri dai Caraibi la zia Carla, visto l’arrivo della polizia si era data alla fuga e si era diretta verso la tisaneria dove il suo pronipote Luck con la complicità del piccione Ak47 avevano messo su un bel giro del fumo.

A poche ore di cammino dalla “Nonnina che ride”, presso il supermercato Laid, proprio mentre le maestranze stavano per accettare anche l’invasione della Polonia, la signora Antonietta spiazzò tutti inserendo la richiesta numero 5: doveva essere certificato dall’ONU il terrapiattismo.

Ora il piano della scaffalista era finalmente chiaro; il cecchino Lando ne prese atto e si accese una sigaretta. La cosa sarebbe andata per le lunghe.

 

DECIMO CAPITOLO

 

Tanta era la confusione. Anche il potere temporale s’organizzò ed in piazza S. Peter Parker, il capo sciamano diede vita alla più grande invocazione urbi et urbi. Che bei momenti. Volevamo però sottolineare che nella  tisaneria della zia Carla ” La nonnina che ride”, senza bisogno di invocazioni e di recitazioni di strani mantra, da sempre avvenivano colorate apparizioni.

Mancava solo un’invasione aliena e saremmo stati perfetti.

Il 3 di Gennaio, mentre nella “Baia delle porche” la guerriglia infuriava e mentre nella polveriera la sottosegretaria Rapa e l’avvocato Barosi giocavano a cavalluccio….

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….il cielo si squarciò e questa volta gli alieni arrivarono per davvero. Una flotta di astronavi  fece la sua minacciosa apparizione nei cieli di mezzo mondo.

Fu allora che il cecchino Lando abbassò il fucile e se ne tornò a casa.

 

UNDICESIMO CAPITOLO

 

Gli alieni ci misero un paio d’ore a capire che i terrestri erano esseri inferiori.

L’unica che secondo loro meritasse un minimo di interesse era la Lola S.

E chi mai tra noi avrebbe potuto affermare il contrario !?

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Il gran consiglio extraterrestre decise quindi di concedere alla nostra eroina dei super poteri affinchè potesse ristabilire l’ordine in ogni dove e salvasse il pianeta. Le fecero dono di una mantellina per l’invisibilità e degli occhiali per poter leggere la mente ( ok, erano poteri un po’ alla cazzo, ma anche gli alieni non è che avessero un Q.I. elevatissimo).

Comunque grazie alla Lola gli alieni decisero che non meritavamo l’estinzione e evitarono di distruggere la nostra civiltà.

Prima di salutare il pianeta Terra fecero un ulteriore dono all’umanità e ci lasciarono come tutor un loro rappresentante ecologista: Greta T. .

Lola e Greta entrarono subito in sintonia e cominciarono a ripulire un po’ qua e un po’ là. Iniziarono dalla cucina; le macchie  di caffè sulla tovaglia di plastica misero a dura prova le nostre ambientaliste.

Nel frattempo nella tisaneria “La nonnina che ride” erano in corso importanti esperimenti scientifici. Ma di questo parleremo nel prossimo episodio.

 

DODICESIMO CAPITOLO

 

Lola S. e Greta T. partirono per una tournèe in giro per il mondo.

A Casalpusterlengo tennero una conferenza sui virus, sulle nebbie e sulle code al casello dell’autostrada; a Katmandù sul disboscamento e sull’azione cattolica mentre a Whuan su come si cucinano i pipistrelli.

Nel frattempo l’ OMS annunciò che i vaccini di tutti i virus erano stati scoperti isolando il principio attivo di una qualità di ganija prodotta nella tisaneria “La nonnina che ride”. La zia Carla ed il suo pronipote Luck, di lì a breve, sarebbero stati insigniti del premio nobel per la chimica.

Il mondo era salvo.

Nel frattempo, a San Juan di Coccoricò, a più 7000 chilometri non so’ più da dove, Hunter, Calvo, ma soprattutto la sottosegretaria Rapa e l’avvocato Barosi, avevano finalmente trovato pace e serenità.

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TREDICESIMO CAPITOLO

 

Quando i nostri impensabili eroi ebbero risolto tutti i problemi del pianeta, la vita degli umani divenne più semplice e sostenibile.

La marijuana aveva sostituito il tabacco, i topi vivi erano solo un semplice piatto tipico veneto e lo smart working era diventato la normalità.

Purtroppo le forze dell’ignoranza, che ai più parevano sconfitte, covavano sotto la cenere. Alcuni imprenditori senza scrupoli stavano pensando di poter tornare alla produzione industriale vecchia maniera: schiavi e ciminiere, ciminiere e schiavi.

Ma non temete, fin quando nel mondo avremo Lola S., Calvo Pepàsh, Hunter Viniskia, zia Carla & Luck, il piccione AK47 e soprattutto la sottosegretaria Rapa con l’avvocato Barosi, nulla dovrà preoccuparvi, perchè i nostri eroi veglieranno sempre su di noi.

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FINE