La retata

Il giorno che al Pub Love ci fu la retata, eravamo tutti in allegria giamaicana.
Mentre donnine mezze nude, alla vista dalle forze dell’ordine, correvano su e giù dalle scale, saltellando su di una gamba, nel tentativo di rimettersi i jeans, qualcuno aveva già pronto i documenti da consegnare al maresciallo.
” Le mie generalità sono ancora quelle di settimana scorsa; oggi non ho con me la carta d’identità!” esclamò il TabaK, che evidentemente era un habitué della locale caserma.
Ad alcune ragazze, con nonchalance, fu perquisita la borsetta.
La Ginger si oppose: ” Non potete mettere le mani nella borsa di una donna…….. È qualcosa di intimo, che non si può violare!”
Si fece allora avanti una carabiniera: ” Lo farò io……. Che tra signore, credo si possa fare !”
L’avvocato Barosi, ubriaco come Jack Nicholson in Easy Rider, eccepì: ” Non credo siiiaaaa una questione di sessszso……. Dovrebbe essere invece una quesssstione di mmmndato di perquisisissszzioneee !”
“Ecco il mandato !” Replicò il capitano, zittendo tutto il pub.

Alcuni finirono sulla camionetta.
Altri furono invitati a presentarsi in caserma il giorno dopo, per giustificare alcune situazioni poco chiare.
Quella notte ci fu anche chi, millantando conoscenze in politica, la fece franca. Altri, raccomandatissimi ” figli di”, non ebbero bisogno di millantare.
Ed io, vi starete chiedendo, come me la cavai ?
Ero nel bagno sul retro a pisciare.
Vidi le luci dei lampeggianti e sentii le voci, dopo che la musica venne spenta. Con la porta chiusa dal chiavistello, uscii dalla finestrella del cesso e rotolai in strada.
Mi godetti così la retata cento metri più in là, con un whisky tra le mani comodamente seduto ai tavolini dell’altro bar in fondo alla via.
Quella sera non avevo nulla da nascondere ma in questo paese, in cui gli onesti rischian più dei ladri, da certe situazioni è sempre meglio starsene alla larga; e poi vuoi mettere averli lasciati lì a bussare alla porta chiusa del cesso al grido di: ” aprite, Carabinieri !”

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