Assembly-Joe Strummer

E’ uscita in questi giorni una nuova raccolta di brani di Joe Strummer.

“Assembly” in sedici tracce cerca di non farci dimenticare il grande frontman dei Clash.

Rarità ? Poche. Spiccano le versioni dal vivo, mai pubblicate prima, di “Rudie can’t fail” e “I fought the law” registrate alla Brixton Academy di Londra nel 2001 e una versione registrata, chissà in quale camera d’albergo di “Junco partner”.

Copertina collage

Per noi nostalgici comunque l’operazione è ben riuscita.

W Joe

2 pensieri riguardo “Assembly-Joe Strummer

  1. Da bambina, non ancora scolarizzata, mia nonna materna, sentendomi urlare a squarciagola le canzonette che ascoltavo alla radio, mi diceva: Non gridare così, ti si rovina l’ugola. Forse sottintendendo che ero talmente stonata da farle accapponare la pelle. Lei, buona però, questo non me lo disse mai.

    Ma in seconda elementare, classe ripetuta per motivi di salute, fui definita, senza eufemismi, terribilmente stonata: il maestro voleva organizzare un coro e, una mattina, mettendoci tutti in piedi, avviò una delle tante canzoncine che a scuola s’impara. Egli passava accanto a ciascuna di noi, ponendo attento il suo orecchio, per determinare il nostro registro vocale e la posizione da attribuirci nel coro. Quando toccò il mio turno, inorridito, col viso stravolto, poggiò le sue mani sulle mie spalle, sbattendomi forzatamente a sedere: Tu sei proprio una lacerazione di orecchi, mi disse. E fui l’unica di tutta la classe a palesare la mia selezione. Non selezionata, non seppi più nulla del progetto corale del maestro: probabilmente funzionava in orario non scolastico e quindi non ne ero coinvolta.

    Bé, giovanissima com’ero, metabolizzai benne l’accaduto e ripresi a canticchiare per conto mio, non più a squarciagola, però.

    Ai miei vent’anni circa, accadde che la piccola parrocchia di Sant’Antonio e la sua Chiesa, di antichissime origini medioevali, per l’eccessiva esiguità dei suoi fedeli, una manciata di sole vecchiette, era nel novero di quelle da chiudere nell’ambito diocesano, per meri motivi esclusivamente economici. Bene, allora in paese si formò spontaneo un movimento a sostegno della parrocchia e, quando si pensò che era prossima la visita ispettiva di accertamento, le messe della chiesa si riempirono dei sostenitori, ed erano eseguite tutte cantate e in pompa magna. In una di queste fui coinvolta io e presi posto in uno degli scanni del coro attorno all’altare. Occupavo il secondo posto a sinistra dell’altare, che il primo era del sacrestano che si alternava col servizio all’altare. Questi sedeva allo scanno quando era libero dal servizio. E fu, nel culmine della messa cantata in latino, che il poveretto, cieco totale dalla nascita, annaspando mani e braccia convulsamente in aria, urlò straziato contro le mie stonature, che, disse, erano terribili: così ebbe pubblica ufficialità la mia voce stonata.

    Ma non tutti gli stonati vocali sono stonati nell’ascolto, io sono tra quelle che lo sono: così che questo mondo mi è sempre estraneo, che non è soltanto quello con gli strumenti e il canto, ma coinvolge tutta l’arte nei suoi diversissimi aspetti, tutti espressioni d’armonia, e come tali, musicali.

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