L’uomo che partì senza un piano ben preciso

PRIMO CAPITOLO

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Lo misi in macchina, vicino al materasso futon che avevo sistemato sopra ai sedili posteriori già abbassati. Ora possedevo la prima Toyota camperizzata (alla cazzo di cane) della storia delle automobili.

Girai le chiavi ed accesi il motore. Volsi lo sguardo verso destra e diedi un’ultima occhiata ai giardini al di là della strada.

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Diedi gas e mi misi in viaggio.

SECONDO CAPITOLO

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Ascoltavo il leggero suono del motore anche se sapevo che, prima o poi, anche la macchina, dopo la casa, sarebbe andata in vendita. Il mio budget era infatti ridotto all’osso. Ma una cosa alla volta, ora dovevo seguire la strada ed il caso; del dopo non mi importava.

Per scegliere il posto in cui passare la notte, prima del tramonto parcheggiai nella piazza di un paesello in collina.

Feci un giro a piedi perlustrando la zona. Imboccai una strada sterrata e mi ritrovai in uno spiazzo tra gli alberi.

Era il posto giusto.

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TERZO CAPITOLO

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Ma per loro non potevo restare lì.

Non mi spiegarono il perchè, ma lo intuii. Il nomadismo nel paesello non era visto di buon occhio. Probabilmente qualche omino della zona si era messo in allarme; la presenza di uno straniero, di un forestiero desta sospetto. Spesso lo sconosciuto mette preoccupazione alla gente, un po’ come la morte.

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QUARTO CAPITOLO

Avevo un problema di difficile risoluzione. Nulla che non sapessi già, ma i soldi erano pochi. Sapevo che la mia casa non sarebbe stata venduta velocemente e le mie finanze dovevano essere spese con molta parsimonia. Non starò a dirvi l’ammontare del mio conto in banca perchè un po’ mi vergogno, ma vi dirò che il mio budget giornaliero era di 10 piccoli euro, spesa carburante compresa.

Poca roba direte voi, ma mangiavo una volta al giorno e mi bastava.

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Anche la spesa la facevo ogni due giorni. Sempre dieci euro.

Dieci euro ogni santo giorno.

Per il tabacco facevo invece la cresta sulla spesa ogni cinque giorni, ma fumavo poco, non più di tre rollate.

Se non ci fossero stati imprevisti, tutto sarebbe filato bello liscio…….fino al mare.

Ebbene si, avevo deciso una meta. Oddio, non so dirvi se veramente ero stato proprio io a decidere. Avete presente quando si dice che le cose accadono da sole ?

Ecco, più o meno la storia era andata così.

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QUINTO CAPITOLO

Dopo tre giorni di brevi chilometraggi, mangiando panini e scatolame vario, avevo bisogno di un pasto caldo.

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Decisi allora che non si poteva continuare così; il mio budget andava rimpinguato.

Ma come ?

Mi venne allora un’idea; avrei provato a tirar su qualche euro con l’unica cosa che sapevo fare.

Chiesi in giro se nei paraggi non ci fosse un teatro. Lo trovai vicino alla chiesa, era quello dell’oratorio. Chiesi del prete e lo incontrai.

Gli raccontai la mia storia e gli proposi una serata di poesia per i suoi parrocchiani: ingresso 1 euro. Con l’incasso avremmo fatto fifty-fifty.

Il curato volle prima leggere le mie poesie dopo di che, sorridendo, accettò.

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Tutto sarebbe andato per il verso giusto.

SESTO CAPITOLO

I biglietti per lo spettacolo andarono esauriti.

Don Giovanni era un ottimo p.r. e pubblicizzò l’evento come se recitasse Garcia Lorca.

Mi fu anche messo a disposizione un giovane e brufoloso chitarrista………

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Durante le prove non ci furono intoppi.

Quella sera cenai in canonica con alcuni membri del consiglio pastorale che incuriositi mi fecero un sacco di domande sul chi ero, da dove venivo e soprattutto perchè scappavo.

Io però non stavo scappando. Io stavo cercando e sinceramente, arrivati a questo punto, potevo dire di avere trovato.

Per la notte mi fu messo a disposizione l’unico camerino del teatro.

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Lo spettacolo fu spartano. Il teatro oratorio era però esaurito: 150 posti a sedere con alcuni spettatori in piedi appoggiati alle pareti. Indossavo una delle t-shirt stampate dall’amico D Controversy. Mentre leggevo non volava una mosca.
Recitai, declamai. Avevo dentro tutta una vita da raccontare e la regalai a quel pubblico sconosciuto ma attento.
Al termine dell’esibizione il prete mi chiamò in disparte:” spero tornerai presto a trovarci, ci hai fatto emozionare……. Eccoti cento euro”.
Strinsi qualche mano, diedi un’ultima occhiata al teatro oramai vuoto e con il mio zaino sulle spalle mi incamminai verso la macchina.
Tornai a dirigermi verso il mare e mentre guidavo alcune lacrime mi rigarono il viso.

(fine)

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