Al principio era un salotto

Raccontando s’infervorava in viso e gesticolava, sia pure moderatamente, quasi a voler imprimere maggiore credibilità al suo narrare. Chi l’ascoltava, sia per compiacenza sia per interesse, poiché il suo dire era veritiero, sapeva anche che quell’infervorarsi era parte di un copione stilato in primo luogo ad uso e consumo della narrante: in altre parole, non la raccontava giusta, benché rispondesse al vero il fatto che il giovin bellimbusto le avesse proferito frasi impudiche. “Pensate, pensate la sfacciataggine di quel monello”, andava ribadendo tra bergère e canapé: “Vorrebbe giacere con me, che potrei essere sua madre!”

Il salotto di Madame andava famoso per essere disinibito e ospitale, “open”, come dicevano in America. Madame ne andava orgogliosa, anche se, a volte, qualche perdigiorno ne adombrava il prestigio. “Quisquilie” andava ripetendo con allusione alla signora oltraggiata, “che oltre tutto potrebbe ricavarne piaceri ormai dispersi. Del resto se di pruriti si tratta, basta scostare le tende e affacciarsi alla finestra, ché là fuori il mondo pullula di bambocci in fregola.”

Però qualcosa dentro le rimuginava, poiché era dall’esilio del Re di Maggio che quel suo salotto non veniva più attraversato da forti emozioni. Si trascinava stancamente, ed era poca cosa che ci si perdesse soltanto per un fremito post-puberale, sebbene incanutito. Bisognava cambiare. Ironia della sorte, lo spunto le venne offerto proprio dalla signora di cui sopra, la quale le confessò candidamente di aver messo in pratica il suggerimento per affacciarsi al mondo, ricavandone beneficio: “Madame, i tempi cambiano e la tappezzeria s’impolvera.”

In effetti se ne ricavava poco sugo, e insipido, a contare quanti comunisti e quanti socialisti sedevano ora all’Assemblea costituente: elucubrazioni sterili, che per quelle i giornali ci rimestavano da mattina a sera. Nella riflessione Madame era usa impeparsi, che un solo starnuto, sempre, l’era sembrato poca cosa: se tempi cangiano, allora si scrutino altre rotte. Basta col porto di mare in attesa di piroscafi senza bandiera con nuove fresche di giornata. D’ora in poi si entra solo con l’invito oppure previo appuntamento. Scremare, scremare, che le tazze di tè e i pasticcini, il rosolio e gli spumanti costavano un patrimonio. Tutto a reddito e allegria! Consultare le spettanze della stimata casa.

Tuttavia, col senno di poi e suo malgrado, un brutto giorno s’accorse della negligenza passata, quando con sdegno e fastidio s’era rifiutata di contare quanti comunisti e quanti socialisti, ma anche tutti gli altri, sedevano in Parlamento.

Il 20 febbraio 1958 la proposta della senatrice Lina Merlin divenne legge della Stato e per Madamo fu la catastrofe.

 

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