Il D.D.G.

Dopo la paura e il dolore maturò il silenzio. Solo pochi attimi, abbastanza per capire che la vita era ancora lì, ben visibile e udibile. “Di questo che ne faccio?” mi chiese il dentista agitandomi sotto il naso il Dente Del Giudizio ancora tracciato da un sottile rigagnolo di sangue: “Sa com’è, dopo tutto rappresenta il segno tangibile del suo passaggio da una masticatura proteiforme a una moderatamente orfana. Se lo mette sotto teca potrebbe anche portarle fortuna. Per il conto si accomodi alla reception.”

Se c’è una cosa che mi sta sulle balle è la sfrontataggine di chi pensa di poter elargire simboliche perle di sapienza ai porci, come se non sapesse che, nonostante la sfiga, io ho ancora sottovetro il primo dentino da latte.

Però non posso sottrarmi alla lusinga del metalmeccanico in camice bianco, poiché posseggo una vetrinetta museale dentro la quale conservo i caduti sul campo, a cominciare dal molare inferiore destro perduto durante una scazzottata con un marinaio ungherese al porto di Malaga. Fu un bell’incontro e il magiaro mi concesse l’onore delle armi. Gli incisivi superiori li ho persi invece andando a sbattere casualmente contro il manganello di un poliziotto: mi rimasero in bocca e quindi li salvai senza doverli raccattare sul selciato, ma quelli erano altri tempi. Ho anche un canino, che cadde per manifesta inferiorità, sconfitto dalle carie.

Insomma, non faccio per dire, ma ho un bel repertorio e il D.D.G. non può mancare nella mia collezione. Alla cassa mi riceve una “sorri-dentissima” donna africana (l’ho capito subito dall’abbagliante dentatura ) la quale mi ha presentato la fattura: “Estrazione D.D.G. € 150; cessione D.D.G. € 1000.”

Sgomento, insorgo: ma quale cessione?! Il Dente Del Giudizio è mio!

La sorri-dentissima si è fatta subito seria: “Giovanotto, se le rimane ancora qualche D.D.G. la prossima vada in Croazia!”

A nulla sono valse le amorevoli parole di mia moglie: “Caro, non temere, sei talmente scemo che a te i D.D.G. ricrescono come la peluria ascellare.”

 

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