Virus in giallo: uno strano caso per l’ispettore Calvo Pepàsh (seconda parte)

Senza titolo

(qui la prima parte)

Dopo una serie di verifiche incrociate uscì il nome di una donna, Tina Capitolo, sposata e presto divorziata dal signor Primo il quale, dopo la separazione, si trasferì in un paese limitrofo. La donna, per ragioni al vaglio degli inquirenti, decise di mantenere il cognome del marito. Messa alle strette ammise che il suo nome da ragazza era Puntina Puntini e che il fratello veniva a trovarla di tanto in tanto, sempre di nascosto e solo quando aveva bisogno di soldi. Ricoverato perché asintomatico, voleva scappare dall’ospedale. Quel giorno, senza curarsi delle necessarie precauzioni, stava a andando da lei in cerca di rifugio.

I sospetti caddero su Primo Capitolo: la sua casa venne frugata da cima a fondo e venne ritrovato un vecchio fucile Garand, che risultò essere l’arma del delitto. Dell’uomo, però, neppure l’ombra. Vennero diramati fonogrammi a destra e a sinistra, senza alcuna segnalazione degna d’attenzione. Di una cosa gli investigatori comunque si convinsero: Primo Capitolo, persona possessiva e metodica, era venuto a sapere dell’esistenza di un uomo che bazzicava l’abitazione della ex moglie e questo sicuramente non gli garbava. Comunque troppo poco e il caso sembrava destinato a finire in fondo al cassetto degli insoluti e lì rimase per un po’ di tempo.

Un giorno, per ragioni che non staremo a raccontarvi, l’ispettore che aveva indagato sul latitante Primo Capitolo, stava verificando la posizione di un certo personaggio in odore di ambiguità, tale Eusebio Vattrlapesca, che abitava in un paese poco distante, in macchina circa 20 minuti. Niente di meglio che fargli una telefonata, giusto per tenerlo un po’ sulle spine. Sfogliando l’elenco telefonico alla lettera E, gli cadde l’occhio su un cognome decisamente inconsueto: Episodio, che di nome faceva Secondo. All’apparenza niente di strano, che di nomi strambi era pieno il mondo: c’era Primo Carnera, Secondo Matteo, Terzo Riccardo, Quarto Oggiaro, Quinto Stampi, Sesto Ulteriano, Settimo Milanese e via enumerando. Però quel tizio lì gli fece scattare un campanello d’allarme: Primo Capitolo, latitante, era una persona metodica, con un suo modus operandi che rispondeva a una logica perversamente coerente con il profilo dell’uomo geloso.

Fece una telefonata di sondaggio in preda a una malcelata agitazione, che però gli costò cara. In risposta a una voce maschile chiese di poter parlare con il signor Primo Capitolo. Immediatamente la comunicazione venne interrotta. Si diede del coglione per l’errosre commesso e partì a tutto gas, senza pensarci sopra.

Il signor Secondo non c’è”, disse la vicina di casa: “L’ho visto uscire di corsa circa venti minuti fa, come se gli fosse successo qualcosa di grave. Mi è sembrato strano, perché non ha neppure chiuso la finestra. E salito in macchina ed è partito come un razzo. Strano, veramente strano da parte sua. Sì, aveva una borsa, una di quelle che si usano per i documenti. Ispettore, gradisce un caffè?”

Se dopo il Primo e il Secondo l’uomo manteneva la stessa metodologia di occultamento, il prossimo “alias” avrebbe potuto benissimo corrispondere al numero tre: Cazzo, e come no?!Terzo Paragrafo. Attenzione, l’individuo è armato.

Da un posto di blocco giunse una comunicazione: qui c’è un tizio, munito di autocertificazione che dice di chiamarsi Capoverso e di nome Tertium. Che facciamo?

Bingo!

(fine)

 

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