Virus in giallo: uno strano caso per l’ispettore Calvo Pepàsh (prima parte)

Senza titolo

Il signor Amilcare si affacciò al balcone impugnando la doppietta, minacciando di sparare a coloro che non indossavano la mascherina d’ordinanza, ma nessuno si prese la briga di chiamare la polizia. Episodi del genere erano già accaduti, e come al solito finiti a male parole, ma niente di più. Routine che ravviva almeno un po’ la mestizia di quelle giornate fatte di ritiro forzato e di silenzio fasullo.

Poi, però, un colpo partì. Anzi, due.

Pensai che il signor Amilcare fosse impazzito e aspettai un po’ prima di affacciarmi. Da dietro la tende notai che il signor Amilcare stava guardando la doppietta con un’espressione perplessa sulla faccia, quasi che chiedesse a se stesso le ragioni di un simile gesto. Mi affacciai e vidi il cadavere steso a terra. No, il morto non l’ho mai visto da queste parti.”

Posso dire soltanto che il signor Amilcare teneva molto alla sua automobile. Doveva essere sempre pulita, dentro e fuori, e si arrabbiava moltissimo quando i piccioni gliela insozzavano. Sì, in quei frangenti il signor Amilcare usciva sul balcone imprecando. Sì, anche impugnando il fucile. La vittima?, Boh!”

Si vantava di avere un’ottima mira, ma dal balcone non si è mai esibito, neppure contro i volatili, sebbene il tututu delle tortore lo mandasse fuori dei gangheri. Che potesse scapparci il morto proprio non l’avevo mai pensato.”

Sì, anch’io ho sentito due detonazioni, però non mi sono sembrate identiche. Qui intorno c’è molta campagna e quando aprono la stagione della caccia sovente capita di sentire schioppettate. La prima mi è sembrata proprio quella di una cartuccia a pallini. La seconda, avvenuta qualche attimo dopo, non saprei riconoscerla: pistole e fucili li ho sentiti sparare soltanto al cinema. La foto del morto l’ho vista sul giornale e non mi pare di conoscerlo.”

L’indagine venne affidata all’ispettore Calvo Pepàsh il quale stabilì subito che il morto era stato colpito alle spalle, ucciso da una fucilata sparata da un distanza di circa cinquanta metri, Il proiettile gli aveva trapassato la cassa toracica all’altezza delle scapole con esito letale. Venne ritrovato conficcato nel tronco di un albero: fucile Garand, di quelli in dotazione all’esercito americano durante e anche dopo la seconda guerra mondiale. Oggi è considerato roba da collezionisti.

Il morto si chiamava Puntino Puntini ed era ricoverato presso l’ospedale militare. “Impossibile che a sparare sia stato uno dei nostri uomini”, disse il comandante, “perché la brigata che assicura la logistica alla struttura non è armata. Del resto l’arma usata non è in dotazione all’esercito.”

Va bene, lo ammetto” disse mogio mogio il signor Amilcare: “Ho sparato a un piccione che mi aveva scagazzato la macchina e credo di averlo colpito perché l’ho visto cadere a piombo.” Il ritrovamento dei resti del volatile, all’interno di un cortile poco lontano, confermarono la deposizione dell’indagato e l’esame della doppietta stabiliva che l’altra cartuccia era ancora in canna. Il signor Amilcare venne denunciato, diffidato e multato per una cifra da capogiro. Però scagionato per l’omicidio di Puntino Puntini.

Ma che ci faceva quel tipo in una via dove nessuno lo conosceva? E perché?

(continua domani)

 

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