Tutta l’anarchia che c’è: la comune di Parigi (3)

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L’amministrazione della città fu particolarmente scrupolosa. È noto il bilancio dei conti del periodo 20 marzo – 30 aprile: a fronte di 26.013.916 franchi di entrate derivanti dalle imposte dirette e indirette, furono spesi 25.138.089 franchi, venti milioni dei quali andarono al bilancio della Commissione militare. Il soldo delle guardie nazionali rappresentava infatti la sola risorsa per loro e per le loro famiglie, complessivamente circa mezzo milione di cittadini.

La maggiore fonte di entrata, circa 13 milioni di franchi, derivava dall’imposta comunale sui beni di consumo, che continuò così a gravare sui ceti più poveri. Non furono imposte tasse o contributi straordinari sui redditi delle classi abbienti. La riforma fiscale, pur rientrando nei programmi della Comune, non fu attuata, sia per mancanza di tempo, sia per l’obbiettiva difficoltà di operare in una situazione di guerra, sia per la mancata disponibilità di somme di riserva.

A questo scopo sarebbe stato necessario assumere il controllo della Banca di Francia, ma il Consiglio della Comune rifiutò decisamente di prendere una tale iniziativa: « tutte le insurrezioni serie si sono impadronite sin dall’inizio del nerbo del nemico, la cassa. La Comune è la sola che si sia rifiutata di farlo. Essa abolì il bilancio del ministero dei culti, che si trovava a Versailles, e rimase in estasi davanti alla cassa dell’alta borghesia che aveva in mano ». Il controllo della Banca avrebbe avuto una particolare importanza sia economica che politica, perché avrebbe anche rappresentato un ostaggio che avrebbe fatto esitare Versailles a lanciarsi alla conquista di Parigi.

Delegato della Comune alla Banca di Francia fu il proudhoniano Charles Beslay, che intrattenne ottimi rapporti con il vice-governatore Alexandre de Ploeuc, sostituto del governatore Gustave Rouland, rifugiato a Versailles. La tattica di Ploeuc, che seguiva le istruzioni di Thiers, consistette nel non opporsi alle richieste di prestiti della Comune, ma ritardandoli e frazionandoli. In totale, furono concessi alla Comune 20.240.000 franchi, a fronte dei 257.637.000 franchi concessi nello stesso periodo al governo di Versailles e destinati alla lotta contro la stessa Comune

 

(a cura di G.R. Debordi)

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