Le interviste impossibili (3)

calvo miniatura

Monsieur Le Bàndol de la Matasse è oggi unanimemente riconosciuto come uno tra i più abili diplomatici operanti sulla scena internazionale; mediatore consumato nei casi più scabrosi, è stato di recente insignito del premio Nobel per la Pace. La sua costante presenza laddove ci sono focolai di crisi è ormai diventata proverbiale, tanto che, “vox populi”, s’è guadagnato il soprannome di “Ghepensimì”.

Non possiamo tuttavia dimenticare il ruolo della consorte del brillante diplomatico, Madame Le Sgarbuglié la Matasse, scrittrice, meglio dire saggista politica di grande successo. Alcuni suoi saggi sono stati paragonati, per metodologia analitica e incisività di pensiero, ai testi di Hannah Arendt: “Prima di tutto, capire”.

Abbiamo incontrato casualmente Madame al bar della colonia fluviale “SulSériBeach”, con la quale abbiamo scambiato quattro chiacchiere: “Le leggo negli occhi la bramosia dello skup. Invece saranno soltanto bagatelle. Lo tenga a mente, altrimenti le stronco la carriera.”

Bene, facciamo un passo indietro, giusto per rimanere in tema di stroncature. Nel 1987 uscì il libro di Rigoberta Ménchu “Chiedo la parola”. Lei lo stroncò. Perché?

Un conto è chiedere la parola, altra cosa è continuare a parlare fino a far addormentare la platea.

Lei ha studiato legge, quindi conosce a fondo i Codici…

Sì. Sia quello civile che quello penale. Lo tenga mente.

Suona quasi come una minaccia…

Se preferisce un cartone in mezzo agli occhi… Lieta di accontentarla. Le va bene domani all’alba dietro l’ex convento degli agostiniani?

Madame Le Sgarbuglié, lei sa che sono contrario ai duelli.

No caro signore, lei ha paura di beccarsi una sonoro battuta.

A proposito di battute. Lei ha detto che la ludopatia sta assumendo le dimensioni di un dramma sociale, poi però l’hanno pizzicata davanti a una macchinetta mangiasoldi…

Balle! Si trattava di una normale verifica “de visu”.

Ma è un compito della Polizia locale…

Una perdita di tempo. I vigili dovrebbero applicarsi di più con le multe agli automobilisti indisciplinati.

Questa la scrivo…

E io le spacco faccia. Poi la querelo.

Va be’ ho capito. Però si dice che da bambina fosse molto timida…

Lo sono ancora… Timida, intendo dire… Se mi fanno un complimento arrossisco…

Perché, c’è qualcuno che le fa i complimenti?

Non sia impertinente. Rammenti quanto le ho detto in precedenza.

Però è un dato di fatto. I suoi “aficionados” si genuflettono anche quando passeggia.

È solo una questione di buona educazione, cosa che a lei manca.

E allora perché sta qui?

La considero un’alternativa a Facebook. Ora la lascio, devo scrivere un messaggio alla Nazione per conto di mio marito.

Mi permetta di offrirle almeno la consumazione.

Giovanotto, certe cose non si dicono, si fanno. Buona giornata.

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